lunedì 28 novembre 2011

Le varie parti della bici in inglese, francese e spagnolo

Grazie alla versione inglese, francese e spagnola di Wikipedia, eccome si traducono in queste lingue le varie parti della bici (apri le immagini col tasto destro in nuova scheda o finestra per vederle allargate):

INGLESE

FRANCESE

SPAGNOLO

venerdì 25 novembre 2011

al Castello al Rivoli

ATTENZIONE: questo giro non passa per strade a fondo liscio, per cui è consigliabile usare una vecchia MTB al posto della BDC.

Ieri ho fatto un'altra trentina di km raggiungendo il piazzale del Castello di Rivoli da cui, a volte, ci si gode la vista della collina torinese.




Per raggiungere il castello non c'è, per fortuna, solo la classica strada di corso Allamano e corso Francia, ma anche la possibilità di prendere strade poco o nulla trafficate che passano per campi e frazioni.

Proveniendo sia da Strada del Portone che da Corso Allamano, consiglio, alla rotonda di Strada del Portone (qui), posta sotto la sopraelevata del corso, si prende la seconda uscita che porta verso Rivalta (dir. Sud; se da Strada del Portone si segue la pista ciclabile, ci sono ben tre attraversamenti ciclopedonali e attraversali è un'impresa lunga e per alcuni può anche essere pericolosa: le auto arrivano veloci e non hanno mai troppa voglia di fermarsi, quindi meglio fare parte del percorso automobilistico).
Una volta che ci si è immessi nella pista ciclabile di questo lungo rettilineo a scorrimento veloce, al primo incrocio a destra si gira prendendo Strada Moncalieri (dir. Ovest; qui ci si inoltra un po' nella campagna, per cui ci si imbatte in sabbia e/o fango in mezzo alla strada che possono creare fastidio ai ciclisti muniti di "specialissima"). A sinistra, dopo qualche centinaio di metri, c'è la fontana più fresca della zona: la si nota o perchè c'è gente che riempie delle bottigli
e di vetro, o semplicemente perchè è sito accanto il primo muro di questa strada.
Proseguendo si entra nel paesello di Tetti di Rivoli (si può o andare dritti passando per una buia galleria ma che non presenta buche - comunque fate sempre attenzione, o allargarsi sulla destra e prendere la sopraelevata che supera la tangenziale; alla fine queste due strade si ritrovano ad un incrocio). Proseguendo sempre verso Ovest, all'incrocio successivo si svolta a destra in Corso IV Novembre (qui), che è già un po' più trafficato. Per non rientrare in corso Allamano e per non prendere successivamente corso Francia (percorso consigliato a chi pedala su una BDC), si può svoltare a sinistra in via Molinetti (qui), dopo aver superato un gruppetto di case.
E' una stradina molto scorrevole, un po' stretta, per cui bisogna fare attenzione alle auto che la percorrono a velocità sostenuta (poche, come già detto, però corrono). Considerando la scarsa importanza di questa strada, il fondo è buono.
Appena questa strada curva a sinistra verso Sud, si deve svoltare a destra passando dentro una galleria (sopra c'è corso Primo Levi di Rivoli), più precisamente qui.
Al bivio che compare subito dopo la galleria, si svolta a sinistra in Strada Nuova Tetti
, al cui fianco destro c'è un bel giardino. La si segue completamente - ottimo fondo, si pedala veloci, specie al ritorno - fino al super incrocio (super perchè si incrociano ben 5 strade: Str. Nuova Tetti, Via B. Cellini, Corso 25 Aprile, Via Monte Grappa, Via L. Colla).
Qui consiglio di svoltare alla seconda a destra, cioè in corso 25 Aprile per raggiungere, sfiorandola soltanto, la rotonda di Corso Francia, dai cui pressi inizia Via fratelli Piol che è una ripida strada in salita in acciottolato transitabile solo da pedoni e ciclisti (clicca qui). 

Questa stradina è lunga circa 1 km e nell'ultimo tratto, quando Via Piol diviene Via al Castello, è consentito il passaggio delle auto.
Raggiungendo il piazzale del Castello di Rivoli, Piazzale Mafalda di Savoia (qui), è finalmente di nuovo possibile scendere per la strada che è stata oggetto di lavori negli ultimi anni per la costruzione di un ascensore per i turisti appiedati. Il passaggio delle auto è ancora vietato, ma nulla vieta il passaggio in bici e/o a piedi. Io, ieri, son poi giunto in Via Vittorio Amedeo per poi raggiungere la piazzetta di Via Gaspare Grandi (qui).

Per tornare al super incrocio di prima, si può svoltare alla prima a sinistra in Via Capello che dopo poco diventa Via Monte Grappa.

Buon giro!

mercoledì 23 novembre 2011

Pista ciclabile Beinasco-Sangano

Dopo un mese in cui ho dovuto interrompere i miei giri (e pensare che erano passati pochi giorni dalla mia ultima salita e discesa, quella del Colle Braida, fantastico il versante di Valgioie) a causa di un incidente avvenuto in città, oggi ho ripreso a fare qualche km, una trentina, completamente in pianura, giusto per sgranchirmi un po'.


Sono andato dunque a pedalare e anche a "testare" la pista ciclabile che collega Beinasco a Sangano (è composta come magari già ben saprete, da tre parti: 1 Borgaretto-Beinasco-Orbassano; 2 Rivalta; 3 Bruino-Sangano, sempre accanto al Sangone), ma il vero punto d'inizio è Borgaretto (per l'esattezza qui, in Strada Borgaretto).


Il fondo è ottimo in tutta la sua lunghezza, c'è solo una piccola buca, così piccola che non ricordo più dove, e qualche radice che spunta, ma anche qui in un solo punto - attenzione in questo punto, vicino ad una curva, per dei lavori in corso, anche se non ho mai visto operai in azione.

Di fontane ce ne sono almeno due: una a Beinasco, vicino al ponte pedonale azzurro, sulla sinistra orografica del torrente Sangone (qui, ATTENZIONE: da sabato 26 novembre 2011 è chiusa e non so quando ritornerà attiva), un'altra alla fine della pista ciclabile di Rivalta (qui).

Da Rivalta, per andare a Bruino e Sangano, si deveve superare il ponte del Sangone sulla destra, è ben visibile al termine di questo tratto. Alla rotonda successiva, girate a destra, superate la zona industriale di Rivalta/Bruino, dopodichè ad un bivio state sulla destra e dopo poco troverete la terza parte della pista (inizia qui).

Al momento, alcuni punti sono leggermente invasi dalle foglie, quindi occhio se ci passate dopo una giornata di pioggia, ma anche dai pedoni.
Speravo di non trovare "traffico" in questa stagione, e invece ci sono davvero tanti pedoni, specie quando si affianca Orbassano, che passeggiano occupando impunemente a volte ambo le corsie.

Nel tratto, invece, di Bruino, oggi degli addetti ai lavori stavano spazzando delle foglie (ovviamente non con scopa e paletta ma con quel tubo metallico a benzina che spruzza aria, non so come si chiami, so solo che puzza, fa rumore e non raccoglie le foglie!), quindi se volete passarci domani, dovreste trovarla sgombra da questi resti della natura.


Unico consiglio, nella brutta stagione, se potete, non andateci al pomeriggio, o meglio, andati al massimo alle 15, perché il sole smette presto di batterci, a differenza della collina di Rivalta che è ottimamente esposta a Sud - almeno la parte vicino al Sangone -.


Ah, con questa pista è possibile raggiungere Pinerolo (vale il consiglio di prima, cioè di andarci al mattino), però non è facilmente rintracciabile il tratto di strada da percorrere per trovare questo quarto tratto di pista ciclabile (che poi a Piossasco s'interrompe per ricomparire magicamente qui, in via Guido Berchet), ma ci sono io per ovviare a questo problemino: cliccate qui e seguite la strada che va dal punto A al punto B (più precisamente da via Rocciamelone di Bruino - dove termina la prima parte della pista ciclabile Bruino-Sangano - a via Pinerolo-Susa sempre di Bruino. Alla rotonda, proprio dove c'è il punto B, inizia una pista ciclabile molto carina che porta alla periferia di Piossasco).
Ne avevo già parlato tempo fa, cliccate qui.

martedì 22 novembre 2011

Contador condannato, Armstrong no.

Se Alberto Contador verrà condannato a 2 anni per doping, per aver assunto della sostanza vietata presente in fettine di carne portategli da un suo collega, mi chiedo allora perchè Armstrong l'abbia sempre sfangata.
Forse perchè ai suoi tempi non c'erano squadre altrettanto forti, potenti e ricche come la sua? Mentre ora, ad esempio, c'è la squadra dei suoi acerrimi nemici Schleck?

venerdì 18 novembre 2011

L'unica regola è che non ci sono regole???

Dal sito del Corriere della Sera:
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_novembre_18/lettera-padre-giacomo-pubblicita-ragazzo-investito-1902215878409.shtml



"Da alcuni giorni a Milano in piazza Sant'Agostino un'enorme pubblicità di un nuovo modello di automobile copre l'intera facciata di un edificio. Il cartellone è studiato per colpire con forza lo sguardo e comunicare l'idea che l'acquisto di quel veicolo costituirà la realizzazione definitiva di quelle pulsioni trasgressive che oggi sembra indispensabile esibire per stare al mondo. Lo slogan è di quelli già sentiti, ma non potrebbe essere più esplicito «L'unica regola è che non ci sono regole». Riferito all'auto, cioè all'oggetto tecnico che più problemi crea alla vita collettiva delle nostre città, che più morti causa nelle nostre strade, quello slogan dà i brividi. La gente che attraversa la piazza sotto l'enorme cartellone è ridotta a dimensioni minuscole, schiacciata da una presenza fuori scala. Tutti sembrano indifferenti al cartellone, alla volgarità delle sue dimensioni e all'oscenità del suo messaggio. Il cartellone impone semplicemente se stesso e la sua legge al mondo. Alieno e disumano, i milanesi che ci camminano sotto sembrano solo poterlo subire. Provate ad andarci e ditemi se non avrete quella sensazione anche voi. A pochi metri da lì, in via Solari, è morto dieci giorni fa mio figlio mentre tornava a casa in bicicletta. Ai piedi di un albero sul marciapiede, ci sono fiori e parole per ricordare Giacomo. Sono rimasto a lungo lì con il mio dolore, cercando di trarre una speranza dagli sguardi dei passanti, dai gesti rallentati di chi si ferma, dalle due parole scambiate davanti ai fiori. Tutto ciò mi sembra esprimere quel senso di comune appartenenza di tutti noi che lottiamo ogni giorno silenziosamente per dare senso alle nostre vite. So che i milanesi devono poter contare su questo senso di comune appartenenza, e che dobbiamo aiutare le istituzioni cittadine in questa direzione. È un compito di comune civiltà, non tiriamoci indietro."

Davide Scalmani, papà di Giacomo

Sono sconcertato per questi commenti dei lettori del Corriere della Sera:

"LO SLOGAN RIGUARDA IL DESIGN
18.11|15:56 Altier
"La pubblicità in questione è quella di un auto con carrozzeria asimmetrica (due porte sul lato destro, una porta sul lato sinistro). Il non avere regole riguarda la concezione stilistica del veicolo! E' un caso montato a regola d'arte per fare polemiche inutili."

Forse è così, allora perchè non evidenziarlo? I giovani, ma anche gli adulti sia ricchi che poveri, che godono nello schiacciare il pedale dell'acceleratore o che, pur andando veloci, si sentono in perenne ritardo e si incazzano col prossimo appena si trovano nell'impossibilità di sgasare, capiranno che si tratta di design?
Ma cazzo, si chiama VELOSTER, un nome un programma! Possibile che la gente debba sempre giustificare le azioni dei grandi e disapprovare le idee della gente comune a lei simili? Sono tutti servi?

Capisco il padre, ma..
18.11|15:51 andre888
"Per chi vive un enorme lutto è naturale vedere le cose in una certa ottica. Non voglio giustificare quella pubblicità ma mi chiedo, quanti effettivamente avrebbero collegato quello slogan alle tragedie della strada, senza quell'evento tragico accaduto al giovane Giacomo? Le parole del padre sono condivisibili ma, in questo momento il lutto prevale, e qualunque cosa sembra diversa in questa situazione. Non giudicate questo mio intervento come una critica alla lettera del papà di Giacomo, ma come un punto di vista neutrale. P.S. Faccio un esempio banale, se chiedessimo ai familiari delle vittime di omicidio se fosse giusto introdurre la pena di morte credo che la percentuale di Si salirebbe vertiginosamente. Eppure, senza mancare di sensibilità, non possiamo usare chi è in stato di lutto come metro di giudizio."

Peccato che la pena di morte sia approvata in vari Stati sia del mondo che degli Stati Uniti sia dai governi che dalla gente comune e non penso che tutti questi abbiano familiari morti ammazzati. Ma poi che cazzo centra? Non si sta mica dicendo di vietare l'uso dell'auto! Si vuole solo che le pubblicità la smettano di basarsi sulla velocità e sulla potenza e sul menefreghismo e quindi egocentrismo. E' così difficile da comprendere e da vedere l'arroganza della gente che mette in pericolo la vita sia di ciclisti che di pedoni, motociclisti e di tutti gli altri automobilisti che invece vanno a velocità moderata, guardano gli specchietti e si fermano o perlomeno rallentano agli Stop?

Basta!
18.11|15:50 ItalianWay
"E' solo un cartello, è solo un pubblicità! Purtroppo si muore, è la vita. Al bando anche i comignoli perchè l'altro giorno uno ne è caduto in testa a una povera disgraziata in viale Argonne? Per quanto possa comprendere il dolore e lo sgomento per la perdita di un figlio non si può fare dietrologia su tutto per trovare un colpevole che non sia il destino e una somma di eventi nefasti, anche "illegali" per carità. Tra cui andare in bicicletta senza adeguata illuminazione. L'automobile è solo ed esclusivamente uno strumento, che per altro ha migliorato incredibilmente la vita dell'uomo. Come tutti gli strumenti può essere mortale. Anche un semplice paio di forbici lo sono, o un computer se si viene tramite questo adescati da un serial killer. Non riconoscerlo è semplicemente ignoranza. Io, Sig. Scalmani, non mi scandalizzo per nulla nel vedere la pubblicità della Hyundai in questione. Piuttosto: mi scandalizzo di come molte famiglie allevino i ragazzi oggi e in primis della continua ingerenza della chiesa cattolica nel nostro Paese. Un forte abbraccio da chi la pensa diversamente da Lei."

Solo una pubblicità? Non lo sa questo lettore/commentatore che i mass media influiscono i nostri comportamenti coi loro slogan decisi per assecondare le nostre voglie di possesso e consumo per primeggiare sul prossimo, il tutto avente come scopo il profitto, quindi non il benessere altrui?
In bici senza adeguata illuminazione? Ma cosa ne sa! Sa l'orario? Era lì e ha visto che non aveva le luci? Peccato il non aver visto che l'auto incriminata fosse in SECONDA FILA, ops!

ITALIANI, BRANCO DI SCHIAVI DELLE PUBBLICITA', FATE SCHIFO!

domenica 13 novembre 2011

Le 20 città più amiche delle bici

"Uno studio rivela quali sono i centri urbani più bike-friendly al mondo. Nelle prime 20 neppure una italiana. Vince Amsterdam seguita da Copenhagen, Barcellona, Tokyo e Berlino. Ecco perché il Belpaese è (ancora) fuori dai giochi"

Leggete su Sky Tg 24:
http://tg24.sky.it/tg24/eco_style/2011/11/10/classifica_citta_amiche_bicicletta_mondo.html

Bici d'inverno

Il 95% degli italiani, contro il 5% dei danesi, usa la bicicletta solo d'estate.Il resto è composto da una minoranza che la usa nei fine settimana primaverili e autunnali (più ovviamente d'estate), e da una ancora più ristretta minoranza che la usa tutto l'anno, tranne che d'inverno.

Ma d'inverno si può:
comprate un sottocasco e dei guanti lunghi (anche di pile, non si suda tantissimo) per una spesa si 20 massimo 30 euro;
usate delle calzemaglia anche in città, non soltanto per camminare in montagna. Sicuramente ne avrete in casa e non dovrete spendere nulla;
se i vostri copertoni sembrano essere troppo lisci, cambiateli, costano poco, 15-20 euro;
ogni volta che tornate da un giro, pulite il telaio, specialmente nella parte in basso, vicino al movimento centrale e specialmente quando le strade saranno ricoperte di sale;
se non avete stretti pantaloni tecnici, potete ovviare alla loro larghezza stringendoli con un elastico (la molletta come i vecchi no, vi prego!) o tramite laccetti che vengono venduti a 2-3 euro da Decathlon;
prendete una bandana e legatevela dalle parti del mento per coprire la bocca, ma per il petto non copritevi troppo, basta pedalare e dopo qualche minuto la sensazione di freddo passa subito!

Ennesima lettera contro i ciclisti

Ieri ho letto l’ennesima lettera avversa ai ciclisti urbani, cioè coloro che usano il mezzo a due ruote senza motore per spostarsi in città, per fare magari il tragitto casa-lavoro-casa.

Perchè? Perchè secondo la stizzita signora scrivente, sarebbero numerosi i ciclisti che noncuranti della presenza di piste ciclabili e noncuranti allo stesso tempo, cosa ancora più importante, dei pedoni, passerebbero sotto i portici.

Ha ragione, io infatti non sopporto neanche i ciclisti che, “incistati”, percorrono ad alta velocità le strette piste ciclabili extra-urbane (figurarsi quelle urbane!), perchè se una bici non raggiunge certo facilmente i 50 km/h, può creare problemi anche a velocità minori: uno, anche se esperto, potrà sempre sbagliare una curva o trovarsi di fronte, non per colpa sua, un ciclista con una scarsa padronanza del mezzo o semplicemente distratto, combinando alla fine un mezzo disastro.
Quindi va bene allenarsi e divertirsi con la velocità, ma non certo dove ci sono curve cieche e non certo nei tratti molto frequentati
Idem per chi pedala sotto i portici: a me capita di farlo quando esco di casa per un breve tratto, ma, oltre a non andare veloce, cerco sempre di stare dalla parte opposta dei pedoni che incontro. Ma comprendo i motivi per cui li si percorrono: molto spesso sono larghi, la superficie è liscia e quindi si "corre" bene e, essendo solitamente in centro dove sono tante le auto e le vie strette, è davvero comodo percorrerli!

La signora ha dunque ragione, ma se in un punto della lettera paragona l’arroganza di certi ciclisti a quella degli automobilisti, mi chiedo perchè non si leggano mai lettere simili nei confronti, appunto, degli automobilisti.
Forse perchè l’uso della macchina viene ritenuto normale?
Considerando il peso delle auto nell dannata economia, l’influenza degli spot sulla massa e di conseguenza l’essere uno status symbol di media ricchezza (di partecipazione attiva all’economia della società) e di emancipazione (dettata dalla “maggiore età” e conseguente patente che attesta un ottimo inserimento in società perchè si sono rispettate leggi, regole, norme), ecc., è sicuramente una cosa normale il suo super utilizzo, ma ciò non deve influenzare la visione della nostra minoranza di ciclisti urbani che vede nelle auto dei missili assassini.

Un'ultima cosa; la signora si è divertita, nella sua lunga lettera, a descrivere l'abbigliamento di questi ciclisti urbani vestiti con abbigliamento "tecno" (tecnico o da tamarro amanto della techno? Non lo sapremo mai!) e caschetti alla Mark Cavedish. Bah, ci sarebbe solo da plaudire a chi si veste correttamente per pedalare bene senza incespicamenti dettati da certi pantaloni e certe scarpe e chi si copre le parti nobili del corpo. O forse il curarsi è un fattore negativo? Forse vestendoci con giubbottoni da spacciatore verremmo rispettati maggiormente, grazie alla paura che potremmo incutire? Proviamo!

lunedì 7 novembre 2011

Ciclista 12enne morto!


Le città, purtroppo, non sono fatte per pedalare, o meglio, ci sono vie assolutamente pericolose ed altre in cui si riesce, ovviamente facendo attenzione usando 8 occhi e 4 orecchie. Non sono fatte per pedalare non perchè le vie siano strette o perchè alcune presentino del pavè, ma perchè..ci sono troppe auto!!!!! E quando ci sono troppe auto, gli incidenti non sono fatalità, ma ovvie conseguenze!

Leggete e rabbrividite cos'è successo a Milano:

"Sabato scorso 5 Novembre a Milano è morto un ciclista, Giacomo un RAGAZZO DI 12 ANNI, la portiera di un automobile in sosta vietata lo ha sbattuto in mezzo alla strada e in quel momento un tram che sopraggiungeva lo ha travolto dandogli il colpo di grazia.

I giornali parlano di fatalità ma noi sappiamo che il destino e le fatalità sono solo delle scuse, la responsabilità è della: mancanza di educazione stradale, distrazione e prepotenza, tre caratteristiche comuni all'automobilitsta medio che frequenta le nostre città. Sappiamo anche che ogni anno muoiono sulle strade italiane troppi pedoni e ciclisti e siamo saturi di queste notizie.

Come dimostra l'incidente di sabato scorso chi parcheggia in seconda fila, spesso ignorandolo, crea un pericolo per i ciclisti e per i pedoni.

Pedaleremo da Piazza Statuto lungo Via Cibrario creando un CORTEO DI CICLISTI che vogliono pedalare per ricordare quel ragazzo di nome Giacomo sperando che la sua morte non sia dimenticata da un giorno all'altro. Ci fermeremo per posteggiare una BICI COMPLETAMENTE BIANCA che secondo la tradizione diffusa un pò in tutto il mondo rappresenta i ciclisti vittime del traffico (all'estero le chiamano GOST BIKES).
Via Cibrario ospita la sede tranviaria e ogni giorno centinaia di macchine sostano in doppia fila mettendo a richio l'incolumità di pedoni e ciclisti. Numerosi cittadini hanno segnalato il problema alle autorità che però sembrano sembrano essere disinteressate a risolvere il problema.

Vi aspettiamo per questo momento, se saremo in molti valuteremo se fare una MASSA CRITICA per Giacomo."


Torino ricorda un giovane, troppo giovane, milanese

MITO!